Domande da fare al papà: 55 idee sulla sua vita

Come faccio a far parlare mio padre della sua vita, se a ogni domanda risponde con tre parole?

Molti padri hanno una risposta standard a qualunque domanda sul passato: «Niente di speciale». Hai chiesto com’era il servizio militare, e niente di speciale. Il primo lavoro, niente di speciale. Il giorno in cui hai conosciuto la mamma, «ci siamo conosciuti, poi ci siamo sposati».

Non è freddezza, quasi mai. È che a tanti uomini della sua generazione nessuno ha mai chiesto di raccontarsi, e la forma della risposta breve è diventata un’abitudine. Le domande da fare al papà che funzionano tengono conto di questo: sono concrete, partono dalle cose e dai fatti, e arrivano alle emozioni passando di lato.

Qui trovi cinquantacinque domande sulla sua vita, divise per tema, con i seguiti che servono quando la risposta è una riga. Non sono domande da quiz. Sono domande per conoscere l’uomo che era prima che tu nascessi.

Quando tuo padre risponde con una riga sola

Prima delle domande, il problema vero. Ecco cosa funziona con i padri di poche parole.

Chiedi dei fatti, non delle emozioni. «Che cosa hai provato quando…» lo blocca. «Che cosa hai fatto il giorno dopo?» lo fa parlare. Le emozioni arrivano da sole dentro il racconto dei fatti.

Chiedi di oggetti e di luoghi. La prima macchina, l’officina, la bici, il campo da calcio del paese. Gli oggetti hanno dettagli tecnici, e i dettagli tecnici a molti uomini piace spiegarli. Da lì al resto il passo è breve.

Fianco a fianco, non faccia a faccia. In macchina, mentre aggiustate qualcosa, mentre guardate una partita durante l’intervallo. Lo sguardo diretto mette sotto esame. Stare uno accanto all’altro no.

Accetta il primo «boh» e rilancia con un dettaglio. Se dice «niente di speciale», non insistere sulla stessa domanda. Restringila: «Ma il primo giorno, dove hai dormito?». Una domanda più piccola è più facile da accettare.

Porta una foto. Una vecchia foto sul tavolo fa più di dieci domande. «Chi è questo accanto a te?» ha sempre una risposta.

Le domande da fare al papà sull’infanzia

  1. Qual è la cosa più lontana che ricordi?
  2. Dove sei cresciuto? Com’era la strada sotto casa?
  3. Che lavoro faceva tuo padre? Ti portava mai con sé?
  4. Che cosa facevi d’estate, quando la scuola era chiusa?
  5. A che cosa giocavi, e con chi?
  6. Qual è la punizione più dura che hai preso?
  7. Chi era il bambino più forte, o più matto, del quartiere?
  8. Che cosa ti ha insegnato tuo padre senza dirtelo?
  9. C’era un parente che ammiravi da piccolo?

I seguiti. «Quanti anni avevi?», «Chi altro c’era?», «Che fine ha fatto?». Con i padri la domanda 3 è spesso la più ricca, perché parlare di suo padre gli permette di parlare di sé senza mettersi al centro.

Scuola, ragazzi e servizio militare

  1. Com’eri a scuola? Qual era la materia che non sopportavi?
  2. Fino a quando hai studiato, e chi l’ha deciso?
  3. Qual è stato il tuo primo motorino, o la prima macchina? Come te la sei procurata?
  4. Dove andavate la sera con gli amici?
  5. Che musica ascoltavi?
  6. Hai fatto il servizio militare? Dove ti hanno mandato?
  7. Qual è il ricordo più divertente di quel periodo?
  8. Qual è stato il giorno più duro?
  9. C’è un amico di quegli anni che vorresti rivedere?

I seguiti. La naja, per chi l’ha fatta, è spesso una miniera di storie che i figli non hanno mai sentito, perché venivano raccontate solo agli amici. Chiedi i nomi dei commilitoni, il nome della caserma, che cosa si mangiava. Se tuo padre non l’ha fatta, chiedi perché: anche quella è una storia.

Lavoro e mestiere

  1. Qual è stato il tuo primo lavoro, e quanto prendevi?
  2. Chi ti ha insegnato il mestiere?
  3. Che cosa sai fare con le mani che io non so fare?
  4. Qual è il lavoro di cui sei più orgoglioso?
  5. C’è stato un capo, o un collega, che ti ha cambiato le cose?
  6. Hai mai pensato di mollare tutto e fare altro?
  7. Qual è stato l’anno più difficile, sul lavoro?
  8. Che cosa hai imparato sul lavoro che vale anche fuori?
  9. Se tornassi indietro, faresti lo stesso mestiere?

I seguiti. Fatti spiegare il lavoro come se dovessi impararlo tu. «Come si fa, esattamente?», «Che attrezzi usavi?». Molti padri parlano più volentieri del come che del perché, e il come è già una storia. Poi chiedi: «Qual è stato l’errore più grosso che hai fatto all’inizio?».

La mamma, il matrimonio, i figli

  1. Come vi siete conosciuti, tu e la mamma?
  2. Che cosa ti ha colpito di lei?
  3. Quanto tempo ci hai messo a dichiararti?
  4. Come hai conosciuto i suoi genitori? Com’è andata?
  5. Che cosa ricordi del giorno del matrimonio?
  6. Dov’eri quando sono nato?
  7. Che cosa hai pensato la prima volta che mi hai preso in braccio?
  8. Come hai imparato a fare il padre? Da chi?
  9. Che cosa hai fatto diversamente da tuo padre?
  10. C’è una cosa che avresti voluto dirmi da piccolo e non mi hai detto?

I seguiti. Su questo gruppo i padri di poche parole si chiudono più facilmente. Comincia dalla 31: l’incontro con i futuri suoceri è quasi sempre una storia buffa, e una risata scioglie il resto. Se vuoi confrontare la versione dei fatti, le domande da fare alla mamma seguono lo stesso schema: è sorprendente quanto due racconti dello stesso giorno possano essere diversi.

Famiglia e radici

  1. Che cosa sai dei tuoi nonni?
  2. Da dove veniva la nostra famiglia?
  3. C’è qualcuno in famiglia che è partito, per il Nord o per l’estero?
  4. Qual era il carattere di tuo padre? E di tua madre?
  5. C’è una storia di famiglia che si raccontava sempre, a tavola?
  6. C’è un oggetto che viene dalla tua famiglia e che vorresti tenessimo?
  7. Che cosa ti è stato tramandato che vorresti tramandare a me?

I seguiti. Prendi appunti su nomi, paesi e date, anche approssimative. Se tuo padre ricorda poco dei suoi nonni, chiedi chi in famiglia potrebbe saperne di più. Spesso c’è una zia, o un cugino più anziano. E se i nonni sono ancora vivi, le domande da fare ai nonni ti servono per la generazione prima.

Che cosa pensa adesso

  1. Qual è la decisione migliore che hai preso?
  2. E quella che rifaresti in un altro modo?
  3. Di che cosa ti sei preoccupato troppo?
  4. In che cosa sei cambiato, invecchiando?
  5. C’è una persona che ti ha aiutato e a cui pensi ancora?
  6. Che cosa ti fa ridere oggi che a vent’anni non ti faceva ridere?
  7. Qual è il consiglio più utile che hai ricevuto?
  8. Che cosa vorresti che i tuoi nipoti sapessero di te?
  9. C’è un posto dove vorresti tornare?
  10. Che cosa ti rende orgoglioso di noi, anche se non lo dici?
  11. C’è qualcosa che vorresti raccontarmi e non ti ho mai chiesto?

I seguiti. Qui le risposte di un padre di poche parole sono spesso le più brevi e le più dense. Non chiedere di spiegarle. Ripeti l’ultima frase che ha detto, con un punto interrogativo: «Il posto dove sei stato bene?». È un modo semplice per invitarlo ad andare avanti senza fargli un’altra domanda.

Scrivere, registrare o lasciare che scriva lui

Alcuni padri parlano volentieri e basta. Altri parlano poco ma scrivono, perché sulla carta nessuno li guarda e possono pensarci quanto vogliono. Vale la pena provare tutte e due le strade.

Se parla: registra con il telefono, con il suo permesso. Dopo, scrivi le due o tre storie migliori con le sue parole esatte. Una registrazione di tre ore che nessuno riascolta conserva poco. Una pagina scritta si rilegge.

Se scrive: un quaderno con una domanda in cima a ogni pagina, scritta da te, è già sufficiente. Lasciagli il tempo che vuole. Oppure c’è il libro da compilare: il nostro libro, La storia della tua vita, ha 58 domande in 8 capitoli su 178 pagine di formato 21 x 28 cm, caratteri grandi, in copertina rigida (22,99 €) o flessibile (16,99 €) su Amazon.it. Un’alternativa conosciuta è «Papà, raccontami di te» di Elma van Vliet. Guarda entrambi e scegli quello più adatto a lui, oppure resta sul quaderno: funziona lo stesso.

Se tuo padre a un certo punto ha voglia di mettere in fila tutta la sua storia, e non solo rispondere a domande sparse, ci sono consigli pratici su come raccontare la propria vita passo per passo.

Da dove cominciare

Non partire dalle domande più profonde. Parti dalla 12, la prima macchina o il primo motorino. È quasi impossibile che un padre risponda con una riga sola a quella domanda. Lascialo raccontare, chiedi dove andava con quella macchina, e con chi. La prossima domanda te la darà lui.