Domande da fare ai nonni: 50 idee per storie vere
Che cosa chiedo alla nonna, e come faccio a non sentirmi rispondere solo «eh, altri tempi»?
Quasi nessuno rinuncia a raccogliere le storie dei nonni perché se ne dimentica. Ci rinuncia perché un giorno si siede accanto alla nonna, le chiede «com’era una volta?» e si sente rispondere «eh, altri tempi». Fine della conversazione.
Il problema non è la nonna. È la domanda. «Com’era una volta?» chiede un riassunto di settant’anni, e nessuno sa riassumere una vita su due piedi. Le domande da fare ai nonni che funzionano sono piccole e precise: così precise che la risposta arriva subito, senza il tempo di decidere che non vale la pena raccontarla.
Le cinquanta domande qui sotto sono costruite così, e valgono allo stesso modo come domande da fare alla nonna o al nonno. Usale nell’ordine che vuoi, salta quelle che non c’entrano. Non devi arrivare in fondo alla lista. Devi arrivare a una storia.
Tre regole prima di cominciare
Un’intervista ai nonni non è un interrogatorio, e non serve prepararla come un esame. Bastano tre accorgimenti.
Chiedi di un momento, non di un periodo. «Com’era la scuola?» produce una frase che potrebbe dire chiunque. «Com’era il grembiule che portavi, e chi te lo lavava?» produce un ricordo che appartiene a una persona sola.
Lascia stare il silenzio. L’errore più comune è riempire la pausa. Chi ha ottant’anni sta spesso cercando un ricordo che non apre da decenni. Conta fino a cinque prima di parlare. La parte buona arriva quasi sempre dopo la pausa.
Chiedi «e poi?» più spesso di quanto ti sembri necessario. Quasi ogni domanda vale due o tre seguiti. La prima risposta è il titolo. La terza è la storia.
Un’ultima cosa: nessuna di queste domande dà per scontato da dove vengono i tuoi nonni. C’è chi è cresciuto in un paese di campagna e chi in un condominio di città, chi è partito per Torino o per il Belgio e chi non si è mai mosso. Adatta le parole alla persona che hai davanti, e volgi le domande al femminile quando parli con la nonna.
Le domande da fare ai nonni sull’infanzia
- Qual è la cosa più lontana che ricordi?
- Com’era la casa dove sei cresciuto: quante stanze, e chi dormiva dove?
- Che odore aveva la cucina di tua madre?
- Che cosa facevi la domenica pomeriggio quando avevi otto o nove anni?
- C’era un oggetto in casa che nessuno poteva toccare?
- Con chi giocavi, e a che cosa?
- In casa si parlava in dialetto o in italiano? C’è una parola che usavi da bambino e che oggi non dice più nessuno?
- Per che cosa ti sgridavano più spesso?
- C’era un posto, un cortile, un campo o un angolo di strada che era solo tuo?
- Che cosa si mangiava in un giorno qualunque, e che cosa nei giorni speciali?
Come tirare fuori la storia. Quando la risposta è breve, chiedi un senso: «Che rumore si sentiva dalla finestra?», «Che cosa vedevi quando ti affacciavi?». I sensi riportano nella stanza. Se c’è una parola in dialetto, chiedi di ripeterla e di spiegarla: spesso dietro la parola c’è una persona.
Scuola e giovinezza
- Come andavi a scuola, e quanto ci mettevi?
- Chi è stato il primo maestro o la prima maestra che ti ha preso sul serio?
- Fino a che classe sei andato, e chi l’ha deciso?
- Che cosa sognavi di fare da grande, prima di sapere che cosa era possibile?
- Qual è stata la prima canzone che hai cantato a memoria?
- Dove andavate a ballare, o a passeggiare la sera?
- Quando hai visto la televisione per la prima volta, e dove?
- Che cosa ti era proibito, a sedici anni, che oggi farebbe ridere?
Come tirare fuori la storia. Chiedi i nomi. «Come si chiamava la tua compagna di banco?» Un nome porta con sé una faccia, e una faccia porta con sé un episodio. Poi chiedi: «Che fine ha fatto?».
Lavoro e denaro
- Qual è stato il tuo primo lavoro, e quanto ti pagavano?
- Che cosa hai comprato con il primo stipendio?
- Che lavoro facevano i tuoi genitori, e tu li aiutavi?
- C’è stato un anno in cui i soldi non bastavano? Di che cosa avete fatto a meno?
- Qual è stato il lavoro più faticoso che hai fatto?
- Ti sei mai trasferito per lavoro? Che cosa hai portato con te nella valigia?
- Quando è arrivata in casa la prima cosa che vi sembrava un lusso: il frigorifero, la lavatrice, la macchina?
- C’è un mestiere che sai fare e che nessuno immaginerebbe?
Come tirare fuori la storia. Fai mettere in scena una giornata: «A che ora ti alzavi? Che cosa facevi per prima cosa? Con chi pranzavi?». Una giornata raccontata ora per ora vale più di dieci anni riassunti. Se qualcuno è partito, per il Nord o per l’estero, chiedi del primo giorno nel posto nuovo, non degli anni dopo.
Amore e famiglia
- Dove hai visto per la prima volta il nonno, o la nonna?
- Che cosa hai pensato di lui, o di lei, quel giorno?
- Come vi siete fidanzati? Chi doveva dare il permesso?
- Com’era il giorno del matrimonio: che cosa avevi addosso, e chi mancava?
- Dove siete andati a vivere i primi anni, e com’era una sera qualunque?
- Che cosa ricordi del giorno in cui è nato il tuo primo figlio?
- Che cosa hai imparato sullo stare insieme a qualcuno per tanto tempo?
Come tirare fuori la storia. Su questo tema conviene chiedere un dettaglio concreto e poi aspettare. «Chi ha pagato il pranzo di nozze?» fa ridere, e chi ride racconta. Se ti accorgi che una domanda tocca un dolore, lascia che sia il nonno a decidere se andare avanti.
Feste, tradizioni e ricette di famiglia
- Com’era il Natale a casa tua, dalla vigilia al giorno dopo?
- Qual era il piatto che solo tua madre, o tua nonna, sapeva fare?
- C’è una ricetta di famiglia che non è mai stata scritta? Me la dici adesso?
- Si festeggiava il santo patrono del paese? Che cosa succedeva quel giorno?
- C’era un proverbio o un modo di dire che in famiglia si ripeteva sempre?
- Chi teneva unita la famiglia nelle feste, e come faceva?
Come tirare fuori la storia. Per le ricette, chiedi le dosi vere: «Quanto è un pugno? Quanto è un po’?». Ancora meglio, cucinatela insieme e fai le domande mentre le mani lavorano. Le persone raccontano più volentieri quando non sono guardate in faccia.
La guerra e il dopoguerra
Chi è nato all’inizio degli anni Quaranta può avere ricordi d’infanzia della guerra, o i racconti dei genitori. Chi è nato più tardi ha vissuto la ricostruzione. Fai queste domande solo se il nonno ne parla volentieri, e accetta un «non me lo ricordo» senza insistere.
- Che cosa ti raccontavano i tuoi genitori di quegli anni?
- C’è una cosa di quel periodo che ricordi tu, con i tuoi occhi?
- Come cambiò il paese, o il quartiere, negli anni dopo?
- Qual è la prima notizia importante che ricordi di aver sentito alla radio o letto sul giornale?
Come tirare fuori la storia. Resta sulle cose piccole e quotidiane: che cosa si mangiava, dove si dormiva, chi aiutava chi. Non serve una lezione di storia. Serve sapere com’era una mattina in quella casa.
Che cosa hanno imparato
- Che cosa pensi adesso che a trent’anni non pensavi?
- Che cosa si è rivelato meno importante di quanto credevi?
- Che cosa diresti a te stesso a vent’anni, sapendo che non ti ascolterebbe?
- Di che cosa sei orgoglioso che nessuno sa?
- C’è una persona che ti ha aiutato e che non hai mai ringraziato abbastanza?
- Che cosa vorresti che ricordassimo dei tuoi genitori?
- C’è qualcosa che non ti ho mai chiesto?
Come tirare fuori la storia. Qui le risposte arrivano spesso in forma di massima: «Bisogna lavorare». Chiedi quando l’ha capito: «C’è stato un giorno preciso?». Dietro ogni frase fatta c’è quasi sempre un episodio.
Come conservare le risposte
Le risposte non valgono molto se restano nella memoria di chi le ha ascoltate. Ci sono tre strade, e si possono usare insieme.
Registrare. Basta il registratore vocale del telefono. Chiedi il permesso, metti il telefono a faccia in giù sul tavolo e dimenticatene. Una registrazione conserva la voce, il dialetto, le risate, tutto quello che sulla carta si perde.
Scrivere. Il limite delle registrazioni è che quasi nessuno riascolta tre ore di audio. Dopo ogni chiacchierata, trascrivi le due o tre storie migliori, con le parole esatte del nonno. Anche un quaderno va bene. Segna la data e chi era presente.
Un libro da compilare. È la strada più semplice per chi preferisce scrivere da solo, con calma. Un libro con le domande già stampate e lo spazio per rispondere toglie la fatica di cominciare: il nonno apre una pagina, legge la domanda, scrive. Alla fine resta un oggetto con la sua calligrafia, che si può passare di mano in mano.
Qualunque strada scegli, una regola vale per tutte: conserva le parole come le ha dette lui, anche quando sono sgrammaticate o in dialetto. Sono quelle che fra trent’anni qualcuno vorrà rileggere.
Le domande come regalo
Le domande funzionano anche come regalo, perché danno ai nonni una cosa rara: qualcuno che vuole sapere. Ci sono tre occasioni che si prestano bene.
Natale. È il momento in cui la famiglia è riunita intorno a un tavolo. Scegli tre domande e falle a pranzo, a voce alta, davanti a tutti. Spesso i nipoti scoprono cose che nemmeno i figli sapevano.
La Festa dei nonni, il 2 ottobre. In Italia è una ricorrenza ufficiale e passa quasi sempre in sordina. Un biglietto con cinque domande scritte a mano, e la promessa di tornare a sentire le risposte, è un regalo che costa poco e vale molto.
Il compleanno. Puoi regalare un quaderno con dieci domande scelte da te, una per pagina. Oppure un libro già pronto: il nostro libro, La storia della tua vita, contiene 58 domande in 8 capitoli, con lo spazio per rispondere a mano, in copertina rigida o flessibile su Amazon.it. Ma un quaderno scritto da te funziona lo stesso, e ha il pregio della tua calligrafia sulla prima pagina.
Non serve un’occasione speciale per cominciare. Scegli tre domande da questa lista, scrivile su un foglio e portale la prossima volta che vai a pranzo dai nonni. Le altre quarantasette possono aspettare la domenica dopo.